San Luis 

San Luis è un paesino che si trova sulle Ande, nel nord del Perù, a poco più di 3000 metri sul livello del mare. In questo luogo, si trovano diversi volontari italiani appartenente al movimento “OPERAZIONE MATO GROSSO”.

Nel 1991, padre Daniele Badiali, di Faenza, parte per la sua prima volta come volontario verso l’America Latina, e stabilisce a San Luis la base del suo operato.

Durante la sua permanenza, si affeziona molto a un bambino disabile di nome Eloy, che vive in condizioni precarie nella sua casa di mattoni di fango, dove i genitori non hanno né i mezzi né le conoscenze per gestire la sua condizione di disabilità.

Nel novembre del 1996 accoglie in casa Eloy, ormai di nove anni, e si prende cura di lui in tutto e per tutto.

In quello stesso anno, Padre Daniele viene tristemente assassinato dai terroristi che imperversavano in quell’epoca, ma dal gesto nei confronti di Eloy, sboccia il progetto San Danielitos, e negli anni si è creata una casa di accoglienza per bambini disabili con serie lesioni fisiche e/o cognitive.

Nel momento in cui scrivo, la casa Danielitos accoglie 20 ragazzi e 12 ragazze, divisi in un centro maschile ed uno femminile.

La casa San Danielitos è un fiore nel deserto. Svolge due missioni doppiamente preziose: dà lavoro alle persone del luogo, in una zona dove il lavoro praticamente non esiste, e crea un futuro diverso per questi ragazzi, i quali, nelle loro case, sarebbero per la maggior parte andati incontro ad una morte prematura. Purtroppo, la cultura di assistenza alla disabilità non è concepita. Anziani e disabili, anche a livello statale, sono considerati un peso.

Basti pensare che i bambini che nascono con disabilità vengono chiamati “ninos inutiles”, bambini inutili.

La casa Danielitos offre qualcosa di straordinario. Entrando in quel luogo si rimane affascinati dalla cura e dall’amore che viene riservato ai ragazzi, frutto anche di un incessante lavoro da parte dei volontari, e degli assistenti peruviani che con il passare degli anni sono migliorati enormemente dal punto di vista professionale.

L’età dei ragazzi varia dai 6 ai 30 circa (Eloy, che entrò a 9 anni, ora ne ha 33). La sveglia è al mattino presto e durante tutta la giornata vengono stimolati ed involucrati in diverse attività, ognuno secondo le proprie possibilità fisiche e cognitive. Nessuno viene trascurato.

Ci sono parecchi laboratori: Computer, disegno, cucina, classe di spagnolo, coltivare l’orto, cura degli animali, musica, sala video. C’è anche la palestrina per la fisioterapia, della quale mi sono occupato per 9 mesi.

Come si può immaginare, i costi di questa casa sono elevati: Pannoloni, cibo, farmaci, sedie a rotelle, acqua, luce, cure mediche. Tutti i ragazzi sono in condizioni medio-gravi, e necessitano di un’assistenza continua a livello sanitario.

Il centro si appoggia all’ospedale di Chacas, a un’ora di strada da San Luis. L’ospedale è un’altra struttura creata dai volontari italiani, che fornisce assistenza gratuita a tutta la popolazione limitrofa e non. Ogni anno le richieste aumentano, insieme ai costi, e non è facile riuscire a sopperire.

Queste missioni sono finanziate totalmente da donazioni e da lavori svolti col fine di raccogliere fondi, attività che i volontari italiani svolgono da decine di anni.

Ogni aiuto che vorrai dare alla casa Danielitos si tramuterà in pasti, medicine, e assistenza per quei ragazzi che sono nati in una delle zone al mondo più sbagliate per avere una disabilità marcata.

Grazie, di cuore.

Antongiulio

Noi insieme ad Operazione Mato Grosso ci teniamo a mantenere la riservatezza ed il contatto con le persone che desiderano aiutare, per questo motivo non inseriamo qui nessun IBAN o altri metodi di pagamento.

Scrivici direttamente a [email protected] per conoscere meglio e avere i recapiti per donare.

Ancora grazie.