CONCETTI CHIAVE

Cosa fa il FISIOTERAPISTA? Scopri cosa c’è oltre ai massaggi!

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IL FISIO, questa mistica figura…

Qualcuno dice che scrocchi le ossa, o le aggiusti. Altri pensano che ti sciolga i muscoli. Alcuni ancora dicono che ci vanno perchè gli insegna come bisogna muoversi per non farsi male.

Però c’è una cosa che tutti sanno: IL FISIOTERAPISTA – fondamentalmente – FA I MASSAGGI.

Grazie per l’attenzione, l’articolo si conclude qui.

No, dai… Ancora un attimo.

Questo interessante articolo/viaggio all’interno della professione di fisioterapista è indirizzato a:

  • Studenti che si stanno chiedendo cosa fare all’università. Gli piace l’idea di diventare fisioterapisti ma non sanno davvero cosa voglia dire esserlo.
  • Sempre gli studenti di prima, che sono lanciatissimi ormai a diventare fisio perché seguiranno le squadre sportive più blasonate. Leggete bene.
  • Persone che hanno un qualunque problema fisico e non sanno se rivolgendosi ad un fisioterapista faranno la giusta scelta.
  • A quelle persone che pensano che il fisioterapista faccia (SOLO) i massaggi.
  • A chiunque sia curioso di saperlo (e che poi sparga la voce, mi raccomando!).

Partenza: come si diventa fisioterapisti?

Da ormai parecchi anni, per diventare fisioterapisti bisogna ottenere la laurea in fisioterapia (prima era un diploma) riconosciuta dal ministero della salute. E’ un corso di 3 anni che fa parte della branca delle professioni sanitarie.

Per accedere alla facoltà bisogna superare un test a numero chiuso, piuttosto competitivo, che si svolge a livello nazionale.

È un percorso che oltre allo studio presenta numerose ore di tirocinio obbligatorio, a mio parere la parte più interessante e formativa in assoluto. Nei 3 anni da me frequentati, ho svolto 1500 ore di tirocinio. Potrai ben capire che è una laurea molto dispendiosa a livello di tempo, visto che comunque gli esami teorici e pratici sono presenti come in ogni altra facoltà.

Al termine dei 3 anni verrà sostenuto un esame di stato per abilitarti al ruolo di fisioterapista, e poi una discussione di tesi.

Complimenti, sei laureato in fisioterapia!

Dal 2018 è presente un albo dei fisioterapisti, nato anche dalla necessità di combattere il diffuso abusivismo che infetta le professioni sanitarie, le quali vengono svolte da persone che non potrebbero farlo col loro titolo (sempre se ne hanno uno), soprattutto in ambito privato.

Puoi cercare gli iscritti all’albo cliccando QUI.

E una volta laureati?

È qui che inizia davvero il gioco.

Nei 3 anni di facoltà capisci che fare il fisioterapista non è esattamente quello che pensavi, oppure che è molto di più. Personalmente, ricordo ancora la mia sorpresa nello scoprire la varietà dei pazienti che si possa seguire.

Il mio primo tirocinio è stato in una struttura dove il 90% dei pazienti erano in coma o stato vegetativo: “ma io cosa dovrei fare qui?”, pensai. Scoprii uno dei mondi in cui il fisioterapista ricopre un ruolo molto importante.

Per capire meglio cosa FA il fisioterapista bisognerebbe rapportarlo alla tipologia di pazienti che segue.

Assomiglia alle numerose specializzazioni mediche, ma meno definite. Così come abbiamo il medico ortopedico, gastroenterologo, cardiologo, neurologo, chirurgo estetico, ecc… così abbiamo anche il fisioterapista che tende a specializzarsi in un settore.

Per formarsi meglio in una determinata area, il fisioterapista ha a disposizione un’offerta sconfinata ed illimitata di corsi di specializzazione.

“Fantastico!”. Beh, non troppo.

Questa allettante masnada di corsi, che sembrano uno più utile dell’altro, in realtà diventa un labirinto dove si fa molta fatica a scegliere. C’è moltissimo marketing, e la qualità dei corsi varia davvero tanto.

Non sei così contento dopo aver “toppato” la scelta di un weekend di formazione, dato che il costo di 2 giorni di corso oscilla tra i 300 e i 700 euro.

I corsi di formazioni riconosciuti rilasciano dei crediti. Senza entrare troppo nei dettagli, diciamo che il fisioterapista deve ottenerne 150 ogni 3 anni.

Il bivio primario: Ortopedico o Neurologico?

Prima di entrare in merito ai numerosi ambiti in cui il fisioterapista può operare, questa è la vera domanda che anche tra noi colleghi ci poniamo per capire la preferenza e l’inclinazione professionale.

  • Con paziente ortopedico si intende una persona che ha delle problematiche legate all’apparato muscolo-scheletrico, ed è anche il paziente tipico dell’immaginario comune tra le persone (un soggetto che ha una frattura/amputazione/distorsione/strappo/problemi post-parto/mal di schiena/male al collo, ecc…ecc…).
  • Il paziente neurologico è colui che ha un problema che affligge il proprio sistema nervoso. Sclerosi multipla, esiti di ictus, stato vegetativo, paralisi, ecc. In questi caso, la fisioterapia gioca un ruolo importantissimo: innanzitutto evitare il peggioramento, e parallelamente sfruttare e potenziare le abilità residue.

Chiaramente un paziente può essere sia ortopedico che neurologico.

Soprattutto quando il sistema nervoso è affetto da qualche problematica, è essenziale il lavoro in equipe con medici e altri professionisti sanitari.

Altri settori di competenza

Il fisioterapista può fronteggiare quotidianamente altri tipologie di lavoro, tra le principali troviamo:

Riabilitazione cardiologica

Aiutare la persona a ricondizionare il proprio sistema cardio-circolatorio in seguito ad interventi chirurgici od infarti (nella maggior parte dei casi). Il Fisio si occupa principalmente di guidare in una ginnastica progressiva molto cauta, tenendo sotto stretto monitoraggio i parametri del paziente. Se si esagera, si rischia facilmente uno svenimento. Questi pazienti sono spesso associati a disturbi respiratori.

Riabilitazione respiratoria

Ahimè penso che dopo il periodo pandemico sia diventata conoscenza di tutti la responsabilità del fisioterapista nell’aiuto dell’apparato respiratorio. Questi pazienti sono spesso associati a disturbi cardiologici. Il terapista deve sapere i corretti posizionamenti per stimolare la ripresa di una respirazione corretta, e dare numerosi esercizi di allenamento per tutta la muscolatura respiratoria. Stimolare l’importante riflesso della tosse, “ripulire” le vie aeree tramite la corretta sequenza di attività, conoscere dettagliatamente il funzionamento dell’apparato respiratorio, sono tutte abilità necessarie per il professionista che si occupa di questo settore.

Riabilitazione reumatologica

“a cura della Dott.ssa in fisioterapia Tiziana Nava
Docente Universitario e Master
Past Standing Committee of HP EULAR”

Il ruolo della riabilitazione reumatologica è fondamentale e parte integrante della terapia medica nella maggior parte delle malattie di competenza reumatologica. Esse possono essere classificate in infiammatorie quali artriti, connettiviti, spondiloartriti e degenerative come artrosi e osteoporosi.

Causano esiti gravemente invalidanti all’apparato locomotore e sono certamente da annoverare nel gruppo delle patologie che possono condizionare un’importante disabilità.

Inoltre, il ruolo giocato dal dolore e le diverse credenze attribuite ad esso,
influiscono sull’instaurarsi delle differenti limitazioni. Infine l’ambiente,
familiare e sociale, giocano un ruolo determinante per la progressione della
patologia.
La valutazione della persona deve essere fatta in un’ottica biopsicosociale, e, si avvale di strumenti più articolati che includono anche una valutazione circa l’impatto psicologico della malattia. Pertanto diventa indispensabile un approccio globale, multidisciplinare e trans-disciplinare, dedicato alla persona fin dall’esordio della patologia e non, come spesso accade, quando si sono già instaurati danni, non solo fisici, spesso difficilmente recuperabili.

Esercizi mirati, utilizzo di calore/freddo, creazione di ausili ed ortesi per evitare deformità, sono solo alcune delle capacità di cui ha bisogno il fisioterapista per lavorare in quest’ambito.

In quali ambiti e con chi lavora il fisioterapista?

Passiamo al nocciolo della questione: “Cosa fa il fisioterapista?”. Penso che il miglior modo di capirlo sia sapere in quali strutture può lavorare e chi sono le persone che aiuta.

Fisioterapista ospedaliero

L’ospedale è sicuramente uno dei luoghi in cui il fisioterapista può esprimersi su tanti fronti diversi. Relativamente alla struttura sanitaria, in ospedale puoi trovare tutte le tipologie di pazienti, solitamente in fase acuta o sub-acuta (difficilmente troviamo pazienti cronici che rimangono mesi o anni):

  • Ortopedico: Interventi di sintesi per fratture, protesi (anca e ginocchio le più comuni), sindromi da allettamento, ricostruzione di legamenti/tendini, ecc..
  • Neurologico: principalmente ictus in fase acuta o sub-acuta.
  • Cardiologico.
  • Respiratorio, Terapia intensiva.
  • Pediatrico.

Un lato stimolante del lavoro in ospedale è una continua interconnessione con le altre figure sanitarie, principalmente medici, infermieri ed operatori socio sanitari (OSS). Dopo qualche mese di lavoro, si inizia a masticare il linguaggio e a capire le criticità delle altre figure, con anche il vantaggio di poter aver velocemente un confronto e un’opinione preziosa.

Fisioterapista in Casa di Riposo/RSA

Le R.S.A. (residenza sanitaria assistenziale) sono delle strutture non ospedaliere ma comunque ad impronta sanitaria. Più comunemente conosciute come case di riposo.

All’interno di esse il fisioterapista ha il ruolo di assistere persone di età avanzata a non avere un decadimento sia motorio che cognitivo. In base alla gravità della persona assistita il terapista potrà attuare delle mobilizzazioni a letto (per prevenire danni secondari dati dall’immobilità, come le piaghe da decubito), o potrà far svolgere attività ginniche individuali o di gruppo su misura per il paziente. Inoltre vengono fatti dei lavori cognitivi, per tenere il cervello sempre attivo.

In questi luoghi, come in ospedale, si possono provare molteplici “tipi” di pazienti, spesso con patologie di diversi ambiti e sovrapposte. Ad esempio tante volte una persona ricoverata e di età avanzata può presentare disturbi ortopedici, neurologici, e cardiologici, anche in fasi molto gravi ed avanzate.

Esistono anche i centri diurni, dove i pazienti non rimangono ricoverati ma tornano a casa a fine giornata.

Ambulatoriale

Per lavorare in un ambulatorio il fisioterapista dev’essere specializzato in…
…TUTTO.
Scherzi a parte, le persone che frequentano un ambulatorio fisioterapico per curarsi possono avere i problemi più disparati.
In 2 ore, il fisioterapista potrebbe trattare un paziente anziano con protesi d’anca, poi una persona affetta da sclerosi multipla, seguito da un ragazzino con scoliosi, per terminare con uno sportivo che ha preso una bella distorsione alla caviglia.

Chiaramente dipende molto dall’ambulatorio in questione, ma a mio parere l’attività all’interno di queste strutture è molto stimolante e complessa. Insomma, non ci si annoia.

Il Fisio in ambulatorio dovrà spesso saper applicare le famose terapie fisiche: Tens, Tecar, ultrasuoni, laser, ionoforesi, ecc… Quali usare dipende da quelle presenti nel centro.

Una fondamentale differenza con chi lavora in ospedale è la tempistica del paziente: difficilmente lavorerai con persone in fase acuta, sarà molto più facile aver a che fare con pazienti che soffrono di un dolore cronico (quel mal di schiena che hai da così tanti anni da essertici affezionato, ad esempio). Potresti dover riabilitare una persona che ha messo una protesi al ginocchio, e il lavoro sarà molto diverso ad 1 mese dall’intervento rispetto a pochi giorni dopo (fase acuta ospedaliera).

Fisioterapia sportiva

Questo è forse l’ambito più noto e più scontato, nell’immaginario comune, in cui lavora un fisioterapista. In realtà è solo uno dei tanti, e di sicuro non è il predominante. Fondamentalmente perché ci sono meno atleti/sportivi che gente normale.

Fare il fisioterapista per una famosa squadra sportiva è di frequente la motivazione che spinge ad intraprendere questa facoltà.
La verità è che il mondo dello sport non è assolutamente facile e per farsi strada fino ad alti livelli serve una lunga gavetta, partendo dal basso, con numerosi sacrifici.

Il mio consiglio è di provare: ogni paese ha la sue squadre e non è difficile iniziare ad inserirsi. Sarà un’ottima esperienza.

In questo ambito il fisioterapista deve essere in grado di gestire gli infortuni legati a traumi sia muscolari (contusioni, stiramenti, strappi etc.), che articolari (distorsioni più o meno gravi); deve saper riconoscere rapidamente l’entità dell’infortunio e effettuare il pronto intervento adeguato nella prima fase e una riabilitazione efficace nella fase successiva.

Ogni sport inoltre predispone gli atleti a infortuni anche non traumatici, come tendiniti e infiammazioni da sovraccarico di lavoro, che spesso li tengono fermi dall’attività. Nella maggior parte degli sport è essenziale saper fare delle buone fasciature e bendaggi, e sapere come ricondizionare a livello atletico e muscolare un giocatore, spesso rientrante da un infortunio. Massaggio e terapie fisiche sono presenti in maniera consistente.

Pediatrico

Questo ambito presenta delle caratteristiche tipiche se si tiene in conto che un bambino presenta marcate differenze rispetto ad un adulto. Queste differenze via via con la crescita vanno, chiaramente, diminuendo. Ed è proprio a seconda del grado di sviluppo che il fisioterapista può lavorare in ambito neonatale, prima infanzia, seconda infanzia, preadolescenza ed adolescenza.

Da qualunque prospettiva vogliamo guardare il bambino – sviluppo biologico, psicologico, sociale etc – troviamo delle differenze con l’adulto “fatto e finito”.

Per esempio: in ambito biologico il bambino ha proporzioni corporee diverse. Il sistema scheletrico, muscolare, cardio-respiratorio si sviluppano con periodi sensibili non uguali tra loro.
Il sistema polmonare raggiunge la forma completa dai 7-8 anni in avanti, il sistema visivo si completa nelle sue varie sfaccettature fino ai 4 anni, per non parlare del sistema nervoso che matura completamente nel corso della terza decade di vita.
Anche sul piano psicologico/relazionale/sociale ci sono differenze evidenti. Un bambino è motivabile e motivato in maniera diversa dall’adulto.


Le problematiche principali che si riscontrano sono le scoliosi, le Paralisi Cerebrali Infantili (PCI) in tutte le loro sfaccettature, le sindromi genetiche, piede torto, ritardi dello sviluppo. In tutti i casi la pazienza è un prezioso alleato ed i tempi di lavoro possono essere – e lo sono quasi sempre – molto lunghi.

Fisioterapia a domicilio

L’ambito domiciliare è preponderante in questo mestiere. Esistono cooperative di assistenza che forniscono diversi servizi sanitari (medico, infermieristico, ecc..) tra cui la fisioterapia. Le persone che necessitano di questo servizio, nella maggior parte dei casi, sono pazienti geriatrici che hanno difficoltà nel recarsi nei centri di riabilitazione/ospedali, oppure che sono in gravi condizioni, allettati o difficilmente trasportabili. Spesso si incontrano persone con problematiche neurologiche croniche in stadio avanzato.

Il mondo domiciliare in realtà non ha dei veri paletti, potresti aver a che fare con qualunque tipologia di paziente, anche semplicemente un conoscente con mal di schiena che preferisce essere visitato a casa sua.

Personalmente ritengo un servizio molto importante recarsi a domicilio: Puoi conoscere a fondo il paziente, nel suo focolare. E’ importante l’educazione dei familiari alla gestione migliore della persona da assistere, soprattutto se grave.

In più, il fisioterapista può dare dei preziosi consigli anche nel setting e nell’effettivo posizionamento degli oggetti/mobili in casa, i quali possono essere sia un ausilio che una barriera architettonica. A questo riguardo, esiste la professione di terapista occupazionale, che è una figura con la quale il fisioterapista può collaborare regolarmente.

Altri settori? Certamente!

La versatilità di questa professione è quasi sconfinata, tant’è che potrebbero arrivare a chiederti anche quanti grammi di pasta buttare per una cena in famiglia (“Secondo lei è il glutine che mi fa infiammare il ginocchio?” cit. – tratto da una storia vera).

Tra gli altri ambiti interessanti in cui lavora il fisioterapista possiamo trovare:

Collaborazione odontoiatrica per riabilitazione della articolazione temporo-mandibolare

Masticazione, articolazione che scatta, problemi di deglutizione, mal posizionamento della mandibola rispetto alla mascella, bruxismo. Queste condizioni, prettamente odontoiatriche, fanno anche parte delle possibili problematiche che un fisioterapista può trovarsi a dover fronteggiare. La bocca e tutto ciò che ci sta intorno è anch’essa governata da muscolatura e nervi.

Il fisioterapista, tramite esercizi o manipolazioni (anche all’interno del cavo orale) può aiutare nel riportare una funzionalità più corretta di questo importante apparato.

Collaborazione con oculisti

I nostri cari occhietti sono anch’essi controllati da muscoli molto fini, che possono andare in disfunzione e portare disturbi alla vista. Anche la zona cervicale, soprattutto la parte in prossimità del cranio, ha delle importanti correlazioni con la nostra visione.

Spesso, ad esempio, in seguito a traumi cervicali sono riscontrate difficoltà od alterazioni della vista.

Idrokinesiterapia

Personalmente lavoro molto in acqua, la trovo uno strumento riabilitativo formidabile. E’ una grande facilitazione per qualunque tipo di disturbo, e diventa eccezionale nella riabilitazione in seguito ad interventi ortopedici (ricostruzione crociati, menischi, cuffia dei rotatori, ecc..).

L’acqua permette un veloce ripristino del movimento ampio e corretto, in quanto sgrava enormemente dal peso.

Non cambia molto da quello che faresti “a secco”, ma è un lavoro più creativo e permette di non avere limitazioni date da stress meccanici eccessivi.

Riabilitazione post-parto e del pavimento pelvico

Il miracolo della nascita purtroppo porta di frequente delle difficoltà alla madre nella zona del pavimento pelvico. È un’importantissima area muscolare che governa più funzioni di quanto pensiamo, ed è fondamentale che faccia bene il suo lavoro. Tralasciando il parto, la riabilitazione di questa zona è utile sia nell’uomo che nella donna, e ci sono numerosi corsi per specializzarsi in questa utilissima pratica.

Un punto fondamentale: cosa NON può fare (in Italia) un fisioterapista

È un argomento che viene a volte ancora dibattuto, e, com’è cambiato nel corso degli anni cambierà ancora probabilmente in futuro.

Ho scritto in Italia perchè a tutti gli effetti le “barriere” del fisioterapista sono diverse da nazione a nazione. In generale, in Europa, salvo alcune eccezioni (nel Regno Unito, ad esempio, si hanno molte più competenze), le mansioni sono piuttosto allineate.

Le principali azioni che NON fa il fisioterapista sono:

  • Prescrivere farmaci od esami diagnostici (lastre, risonanze magnetiche, ecografie, ecc…). Può senz’altro consigliare al paziente, passando per il medico di riferimento, di approfondire degli esami in caso di dubbi, ma non può fare ricette.
  • Fare diagnosi. “Lei ha la fibromialgia”, “Lei ha un artrosi in quarto stadio”. Dare una diagnosi patologica ad una persona non è compito del terapista. In caso di dubbi, come scritto nella primo punto, si rimanda al medico e magari si consigliano accertamenti. Il Fisio non può scrivere nero su bianco che un paziente HA qualcosa.
  • Oltrepassare la barriera corporea. Fondamentalmente non si possono inserire aghi ed utilizzare tecniche invasive.

Cosa fa davvero il fisioterapista

Premetto che questo paragrafo è in tutto e per tutto la mia opinione soggettiva riguardo a questa professione. Cosa penso a riguardo di questo mestiere, che svolgo quotidianamente da anni.

Abbiamo visto gli ambiti lavorativi in cui ci si può trovare, e ricordo la mia sorpresa, negli anni universitari ed i primi anni lavorativi nel conoscere la sterminata gamma di possibilità che questo mestiere racchiude.

Il fisioterapista fa di tutto: manipola, spiega, massaggia, usa strumenti a volte anche assurdi, utilizza tecniche innovative od antiquate.

Cos’è, davvero, un fisioterapista?

Il fisioterapista è un educatore. Deve saper mettere le mani, quando serve, ma soprattutto è quella figura che deve dare gli strumenti per riprendere la funzionalità corretta del proprio corpo.

Non è un giocatore, ma è un allenatore.

È colui che non può prescrivere farmaci, salvo il più importante di tutti: il movimento.

È la figura che ti dà le informazioni per comprendere il tuo problema, perché se conosci qualcosa fa meno paura e la sai gestire meglio. È anche molto attento agli aspetti psicologici della relazione col paziente: sa mettere a proprio agio le persone, sa ascoltare con profondità, crea spazi di dialogo autentico, preziosissimi per l’efficacia degli interventi.

È cosciente che non esista una persona uguale all’altra, e di conseguenza non ci sarà una terapia uguale all’altra, e l’unico modo per avere un successo completo è tramite l’ascolto e la personalizzazione del trattamento, che è la parte bella e difficile di questo mestiere.

Il fisioterapista osserva molto, capisce quali sono le tue funzionalità buone e quelle meno buone, e in base a quello cerca di creare, insieme a te, il percorso per ridarti la miglior versione possibile di te stesso.

Il fisioterapista ti responsabilizza, ti dà la guida giusta da seguire, perché soltanto tu puoi cambiare davvero la tua vita e il tuo stato di salute.

Fare il fisioterapista è più che un lavoro, e ci sono grandi responsabilità.

CONCLUDENDO

Come i medici hanno molte specializzazioni, anche il fisioterapista ha numerosi ambiti in cui lavorare e campi in cui settorializzarsi.

Utilizza le mani, i gomiti, i macchinari, gli esercizi, le parole, e, cosa più importante, deve basarsi sempre su chi ha davanti e calibrare la propria terapia di conseguenza.

Spero che questo articolo renda un po’ più chiara la nostra figura, che viene spesso non compresa a fondo.

ASPETTA UN ATTIMO…E I MASSAGGI?!?!

Li facciamo, li facciamo… anche quelli…

Se ti è piaciuto l’articolo, o se conosci qualcuno interessato a questa professione, non esitare a condividerlo!

Per qualunque dubbio scrivi nei commenti, sui social, o via mail a [email protected]

Autore

Antongiulio Vernacchio

Fisioterapista, operatore certificato in RPG (rieducazione posturale globale – metodo Souchard), operatore certificato in Strain Counterstrain – tecnica Jones, Idrokinesiterapista con In Lab Riabilitazione.
Lavoro come libero professionista in provincia di Monza e Brianza.
Da sempre appassionato di movimento a corpo libero, in tutte le sue forme, cercando il divertimento.
Seguo persone di ogni età e con le più svariate patologie cercando di accompagnarle ad una miglior comprensione della propria condizione, del proprio dolore, e per dargli gli strumenti giusti per cambiare in meglio.

Contatti: [email protected]

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