ARTO INFERIORE,  CONCETTI CHIAVE

Contusione muscolare: cosa fare dopo una forte botta alla coscia.

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A chi non è mai capitato di prendere una bella botta su un muscolo? una di quelle contusioni (spesso sulla coscia) che, al momento, preferiresti trovarti sotto al trapano del dentista.

Qui ti spiegherò come affrontare al meglio questo infortunio, molto frequente in non sportivi e sportivi di qualsivoglia livello.

Statisticamente questo trauma fa parte delle Lesioni Muscolari, e le contusioni sono le più frequenti nello sport, rappresentando tra il 40% ed il 50% di tutte gli infortuni sportivi.

  • E’ dolorosa
  • E’ invalidante
  • Può allontanarti dall’attività che ami anche per molto tempo se non curata adeguatamente

Approfondisci con il nostro articolo sulla gestione del dolore negli esercizi, ti assicuro che ti tornerà molto utile!

Molti degli esempi che ti proporrò saranno inerenti al calcio per il semplice motivo che gli Italiani sono un popolo di santi, poeti, navigatori e, secondo me, allenatori di calcio. Spero quindi che, facendone riferimento, sia di più facile comprensione.

A chi è rivolta questa guida?

Questa guida nasce per aiutare operatori e non nel comprendere, gestire al meglio ed in maniera semplice le tipologie, i tempi di recupero e le caratteristiche fondamentali da sapere in seguito ad una contusione muscolare.

L’assenza dallo sport praticato, è variabile in base alla gravità della lesione ed alla zona e può rappresentare un grosso problema, se non curata nella maniera corretta.

La correlazione tra i muscoli colpiti e lo sport praticato, naturalmente, è fondamentale, un ginnasta che pratica gli anelli o un pugile, probabilmente, si infortuneranno in zone diverse rispetto ad un calciatore.

MECCANISMI DI LESIONE

A prescindere dallo sport che si svolge e dal muscolo coinvolto la lesione di solito avviene per trauma diretto (un calcio, una ginocchiata, un colpo violento).

Contusione muscolare

La definizione di contusione muscolare: schiacciamento delle fibre muscolari con effusione di sangue ed edema reattivo.

in base alla violenza del trauma (una forte ginocchiata sulla coscia) e dello stato del muscolo (ginocchiata a muscolo contratto o a muscolo rilassato) potremmo avere una associata lacerazione di un numero variabile di fibre muscolari.

I muscoli più esposti sono quelli delle gambe, i muscoli lunghi e voluminosi (quadricipite per esempio).

Si lesionano più facilmente le fibre muscolari profonde, quelle vicino all’osso (semplicemente perchè verranno compresse contro qualcosa di duro). Ne consegue quindi, che le contusioni con muscolo rilassato, di solito, creano danno maggiore.

Nei traumi violenti si possono avere lacerazioni massive con interessamento addirittura dell’osso (periostio) oppure portare a situazioni ingravescenti come:

  • La lesione di Morel-Lavallè: pensate ad una lasagna (chiedo profondamente scusa per aver profanato il santo piatto in questo modo) fatta di tanti strati, un po’ come sono organizzati i nostri tessuti, e datele un forte colpo di lato, questi strati non si schiacceranno, bensì si apriranno.

  • Sindrome compartimentale: sei a pranzo dalla nonna, al sesto bis di lasagna, vedendoti in condizioni di semi incoscienza e boccheggiante in cerca d’aria, lei vede un piccolo spiraglio e cerca di infilarti il settimo bis… Insomma, lo spazio è finito ed è talmente gonfio da comprimere tutto ciò che vi è attorno.
La nostra lasagna

Normalmente ci sarà la presenza di un ematoma a distanza di circa 24-48h che verrà gradualmente riassorbito.

Ricapitolando: nelle forme più lievi avremo unicamente edema e infiammazione, nei traumatismi più intensi una rottura delle fibre muscolari.

Mi devo preoccupare?

In linea di massima NO, ma come al solito ascolta il tuo corpo.

E’ sempre meglio comunicare un trauma al proprio medico di modo che venga monitorato ma, a prescindere da ciò, vi sono delle cose a cui puoi fare attenzione:

  • Gonfiore eccessivo sproporzionato al trauma subito.
  • Dolore urente (bruciante). dolore continuo e/o notturno, dolore pulsante.
  • Parestesie (diminuzione di sensibilità), pallore, paralisi, assenza di pulsazioni ed eccessiva tensione alla palpazione.
  • Impossibilità al cammino.

Classificazione delle contusioni

Possiamo suddividere così le contusioni muscolari:

  • Lieve:
    • Dolore locale moderato a comparsa ritardata rispetto al trauma.
    • Possibilità di proseguire con l’attività.
    • Articolarità residua oltre il 50% (ad esempio riuscire a piegare il ginocchio oltre i 90°).
    • Se coinvolti gli arti inferiori (gambe) possibilità di camminare senza particolari problemi.
    • Possono non presentarsi tumefazioni od ecchimosi.
  • Moderata:
    • Dolore locale acuto.
    • impossibilità nel proseguire l’attività.
    • Articolarità residua minore del 50% .
    • Ecchimosi o tumefazione visibile.
    • Nel caso di trauma agli arti inferiori –> andatura zoppicante.
    • Palpazione dolorosa.
  • Severa:
    • Dolore locale acuto.
    • Assoluta impossibilità nella prosecuzione dell’attività.
    • Nel caso di trauma agli arti inferiori –> può risultare impossibile caricare il peso del corpo sulla gamba.
    • Articolarità residua minore di 1/3 del normale.
    • Ecchimosi e tumefazione evidente.

Quali sono gli esami più consigliati?

Quelli che ti prescriverà il medico.

Una volta stabilita la dinamica dell’evento traumatico (insomma, come ti sei fatto male?), gli esami principali sono ecografia e risonanza magnetica se dovessero essere necessari.

L’ecografia

  • Andrebbe fatta almeno 36-48H dopo l’evento traumatico (prima può non vedersi nulla a causa dell’edema).
  • Ci vuole un esperto in ecografie muscolo-tendinee! (non far fare le pizze al macellaio).

La risonanza magnetica

  • Meglio aspettare 24-48H per eseguire l’esame.
  • Vede lesioni anche molto piccole.
  • Molto precisa.
  • Valuta molto bene i muscoli profondi difficili da vedere con l’ecografia.

Prevenzione

Esistono modi per prevenire una contusione? Certamente!

  • Avere la giusta attrezzatura sportiva è fondamentale
  • Una buona forma fisica
  • Non praticare l’attività se particolarmente stanchi o debilitati
  • Non assumere droghe o alcool

Come mi devo comportare?

Il trattamento principe è sicuramente quello riabilitativo.

La figura di un professionista che ti segua durante la gestione ed il recupero da una lesione è fondamentale.

Di seguito troverai comunque delle linee guida generali sul da farsi e sulla consapevolezza di quello che hai subito che, a mio modo di vedere, è importante quanto il trattamento.

Indicazioni generali [cosa faccio?]

A prescindere dall’entità della lesione

  • Interrompere l’attività se difficile proseguire.
  • Non applicare calore o massaggiare [se non dopo la prima settimana], il perchè è spiegato in questo articolo (potresti avere complicazioni come la Miosite ossificante).
  • Effettuare accertamenti qualora fossero necessari.
  • Applicare il protocollo P.OL.I.C.E. (acronimo inglese):
    • P = proteggere l’arto da ulteriori lesioni (ad esempio stampelle se necessarie)
    • OL = Carico ottimale (stimolare il processo di guarigione con la giusta quantità di carico e di attività)
    • I = Ghiaccio, 15 – 20 min, 2 – 3 volte al giorno per 2/3 giorni
    • C = Compressione, questo punto può essere fatto premendo la borsa del ghiaccio lievemente. La compressione mediante bendaggio va fatta solamente da un professionista!
    • E = Elevazione, tenere l’arto colpito, quando possibile, in alto

FASI RIABILITATIVE – ESERCIZI: la progressione da seguire

L’impostazione da dare è sempre quella dell’ optimal load, cioè il carico ottimale basato sulla situazione in cui ti trovi (qui puoi farti un idea del dosaggio degli esercizi).

Il dolore deve essere evitato il più possibile durante le attività, soprattutto all’inizio del percorso.

Le attività a basso impatto come la piscina, la camminata, e la cyclette sono sempre preferibili nella fase iniziale!

Nei traumatismi Lievi, la fase di recupero attivo può iniziare già dopo 48h circa, mentre nei casi moderati e severi non si dovrebbe mai iniziare prima di almeno 7/10 giorni.

Il protocollo POLICE è attualmente quello di maggior efficacia per gestire le fasi del recupero.

Le fasi seguenti seguono la regola del non dolore cioè, se durante l’esecuzione degli esercizi contenuti nelle fasi, non si avverte alcun sintomo, si può proseguire a quella successiva.

Di seguito vediamo una serie di esercizi in caso di una contusione muscolare alla coscia anteriore.

FASE 1

Isometriche

Pongo un supporto sotto il ginocchio, col piede a martello contraggo la coscia immaginando di schiacciarlo sotto di me. 15 – 30 ripetizioni per 10 secondi di contrazione. Mai al massimo della forza.

Stretching leggero

Allungo la zona muscolare interessata e mantengo una lieve tensione per circa 20 secondi. Lo ripeto almeno 6-8 volte.

Stretching media intensità

Allungo la zona muscolare interessata e mantengo una moderata tensione per circa 20 secondi. Lo ripeto almeno 6-8 volte.

FASE 2

Frenata (lavoro eccentrico)

Portare passivamente la gamba in alto (ad esempio ponendo il piede della gamba sana sotto la caviglia di quella infortunata e accompagnandola alla posizione di partenza). Far scendere lentamente la gamba controllando il movimento, si comincia senza carico e gradualmente lo si può aggiungere fino a 5 kg.

3-4 serie da 10

FASE 3

Sedia

Isometria in carico a vari angoli, più scendi col sedere più è intenso (Comincia sempre dalla versione più semplice).

5-10 tenute da 5 fino anche a 40 secondi.

FASE 4

Allenamento aspecifico a basso impatto come:

  • Cyclette
  • Nuoto
  • Cammino su tapis-roulant anche con pendenza

FASE 5

Allenamento ad impatto come:

  • Corsa
  • Cross Training
  • Pesistica

FASE 6

Allenamento sport specifico graduale fino al rientro completo

Ritorno in campo

Riassumendo

  • La contusione muscolare avviene generalmente per trauma diretto.
  • Può essere Lieve, Moderata o severa.
  • Usare il ghiaccio nelle prime 48-72h con protocollo PRICE.
  • Se necessario effettuare indagini diagnostiche con Ecografia o Risonanza.
  • Cominciare un percorso di riatletizzazione per fasi, seguendo la regola del non dolore.

Non esitare a chiedere per dubbi e chiarimenti, sia nei commenti che sui social.

Buon lavoro!

Autore

Andrea Vernacchio

Fisioterapista dal 2011 formato principalmente nel trattamento ortopedico in ogni fase, trattamento del dolore cronico, traumatologia sportiva e recupero del gesto atletico.

Appassionato di Calisthenics e di tutto lo sport a corpo libero in generale

Contatti:

[email protected]

Bibliografia

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  • Kannus P., Parkkari J., Järvinen T.L.N., Järvinen T.A., Järvinen M., Basic science and clinical studies coincide: active approach is needed in the treatment of sports injuries, Scand J Med Sci Sports, 2003; 13:150-154.
  • Ferrario A., Monti G.B., Jelmoni G.R., Traumatologia dello sport. Clinica e terapia, Milano: Edi.Ermes, 2005.
  • Järvinen T.A.1, Järvinen T.L., Kääriäinen M., Aärimaa V., Vaittinen S., Kalimo H., Järvinen M., Muscle injuries: optimising recovery, Best Pract Res Clin Rheumatol, 2007 Apr; v21(2):317-31.
  • Laumonier T., Menetrey J., Muscle injuries and strategies for improving their repair, J Exp Orthop, 2016 Dec; 3(1):15. doi: 10.1186/s40634-016-0051-7. Epub 2016 Jul 22.
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