CONCETTI CHIAVE

7 METAFORE PER RIDURRE IL DOLORE (e capirlo)

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Crediamo che dopo la comparsa di un dolore fisico/infortunio, se continuiamo a sentire malessere, vuol dire che sotto sotto non stiamo guarendo e provare ulteriormente dolore vuol dire continuare a re infortunarsi e rallentare la guarigione.

Vero o falso?

Potrebbe avere senso nel caso di un infortunio molto recente ma è sicuramente più Falso che vero nel caso di un dolore persistente da più tempo!

La premessa fondamentale da cui partire è che avere dolore non significa avere una lesione dentro di noi, questo è basilare metterselo in testa.

Sul sito troverai diversi articoli per capire di più sul meccanismo del dolore, se vuoi approfondire guarda qui:

Perché proviamo dolore.
Quali sono i fattori che portano ad avere dolore.

La famosa soglia del dolore può stararsi, creando un sensibilità eccessiva e assolutamente non lineare in base allo stimolo.

Queste metafore ti aiuteranno a comprenderlo meglio, vai avanti a leggere!

1. Scottatura solare

Tutti ci siamo dimenticati la crema almeno una volta, o anche sempre. Hai talmente voglia di svaccarti in spiaggia che regolarmente il primo sole dell’anno te lo vuoi pigliare tutto e regolarmente ti maledici.

Ritorni a casa con una bella scottatura, ti butti sotto la doccia, apri l’acqua e…. aia! Anche solo lo scorrere dell’acqua ti reca fastidio.

Poi ti metti a letto, finalmente, ti sdrai ma lo capisci subito: quella notte non si dormirà gran ché, sembra che qualche maledetto abbia mangiato i crackers nel letto e senti le briciole pungerti ad ogni tuoi movimento!

Puoi vedere il dolore come una scottatura solare: la tua pelle è ipersensibile e sai bene che quello che stai facendo (doccia, sdraiarsi nel letto) non è qualcosa di dannoso anche se ti crea un malessere!

Messaggio da portare a casa: anche stimoli innocui possono portarti dolore, dipende da quanto sei sensibile in quel momento.

2. Dolore come computer

Pensa ad un computer, una tastiera, ed un display, separati. La tastiera è la tua spalla, o la tua pelle o la tua schiena. Il computer è il tuo sistema nervoso e il display fa vedere come ti senti.

Schiaccia tre volte “X” sulla tastiera ed il processore produce 3 “X” che compaiono sul tuo display, times new roman 12 e di colore nero.

Questo è un processamento normale.

Schiaccia 3 volte sulla “X” della tastiera e poi guarda sullo schermo e iniziano a comparire “XXX XXXXXXXXXXXXX” divise anche da spazi tra loro e si moltiplicano scrollando la pagina verso il basso, con font strani che cambian di dimensioni e colore.

Mi sa che il computer riscontra qualche problema, il processamento non è regolare.

Ci sono due tipi di dolore, uno è vantaggioso e viene dal processamento normale mentre il secondo è svantaggioso e viene da un processamento alterato del nostro sistema nervoso.

3. Dolore come social media

Il dolore è molto simile ai social media.

Quello che vedi sui social non è una vera immagine della vita delle altre persone (manco della tua, ammettilo), è una versione nettamente rivista e modificata.

Il dolore è paragonabile: quello che senti non è quello che sta realmente accadendo ai tuoi tessuti ma viene “montato”, “processato”, dal tuo sistema nervoso.

Alcune volte questo montaggio può alzare il dolore che senti, altre volte abbassarlo.

4. Dolore sale&limone

Sfrega del sale in una ferita aperta, oppure spremici un bel po’ limone, o anche versaci dell’alcol.

C’è molto più dolore ma a tutti gli effetti nessun reale danno aggiuntivo.

Altre esempi di sciocchezze ma molto dolorose possono essere:

  • Puntura ape.
  • Tagliarsi con la carta.
  • Mangiare mezza vaschetta di gelato in 8 secondi.

5. Baby monitor

Sappiamo che i neonati sono molto vulnerabili e bisognosi quindi li ascoltiamo con molta attenzione e premura (come zone del corpo doloranti/infortunate).

Per aiutarci a fare ciò alziamo notevolmente la nostra attenzione al baby monitor e diamo assoluta priorità ai rumori che arrivano da lì.

Spesso abbiamo anche dei falsi allarmi: ” hai sentito anche tu il bimbo piangere? “. Questo perché siamo sintonizzati sulla protezione.

Allo stesso modo, quando la nostra sensibilità al dolore è alta, siamo super ricettivi agli stimoli che interessano quell’area.

Immagina di esserti operato ad un ginocchio, che continua comunque a darti dolore, ed un amico buontempone ti tira una innocua pacca sullo stesso o soltanto fa finta di farlo. La tua iperattenzione verso la zona lesa del tuo corpo ti porterà a sentire un effetto esagerato.

6. La soglia del dolore è come un muscolo: si può allenare

Ogni volta che ti pieghi con la schiena fino a “quel” punto ti fermi, perchè sai che lì inizierà il dolore.

Ecco, così facendo stai aggravando il problema.

Tornare ad avere fiducia nel proprio corpo, nel movimento, nel poter tornare ad eseguire quel gesto in libertà e spensieratezza sono il tuo obiettivo.

Come fare? Non avere paura e prova comunque a migliorare GRADUALMENTE l’esposizione a quello che ti crea malessere. Questo concetto può venir visto anche in veste psicologica e filosofica ma torniamo a noi.

Finché non ti forzerai, piano piano, a scendere un po’ più giù con la schiena, puoi stare certo che il dolore persisterà sempre in quel punto.

Nessuno ha detto che sia colpa tua se sei diventato molto sensibile al dolore in un certo movimento o sforzo, però ricordati che puoi allenare la tua soglia a migliorare, proprio come se fosse un muscolo.

7. Dolore come l’allarme di casa

Se i ladri ti entrano in casa la prima cosa in assoluto che vuoi fare, oltre a denunciare l’accaduto, è mettere un sistema di allarme d’allarme con dei sensori sulle porte e finestre.

Poi però realizzi che se l’allarme scatta solo quando uno effettivamente è riuscito ad entrare potrebbe non essere sufficiente per proteggere te e la tua famiglia, allora aumenti la sensibilità così che l’allarme parta quando qualcuno arriva davanti alla porta di casa.

Il tuo allarme corporeo lavora allo stesso modo. Anche se hai avuto un infortunio in passato, sappiamo che guarirà col tempo. Ad ogni modo puoi avere immagazzinare dei ricordi di quell’infortunio e del dolore che hai provato (distorsione, colpo della strega, frattura,…). Il tuo allarme interno può a volte diventare più sensibile ed entrare in una modalità iperprotettiva; quando ti metti in certe posizioni o esegui dei movimenti che sono stati dolorosi o difficili in passato, puoi percepirli come ancora dolorosi, anche se non sta avvenendo nessun danno reale.

Concludendo

Bene, spero che queste metafore ti aiutino a capire meglio come funzioniamo e come dev’essere interpretato il dolore.

Devo chiederti un favore!

Ogni volta che mi impegno nella stesura di questi articoli lo faccio per tutti i lettori come te che sono interessati a ricevere utili consigli.

Ma avere un blog e mantenerlo porta via tanto tempo, per questo la più grande soddisfazione per me è ricevere condivisioni e commenti di critica positiva (e negativa)!

Per questo ti chiedo se puoi condividere l’articolo con i pulsanti a lato (sinistro) o commentare l’articolo con la tua opinione al riguardo. Se hai domande, non esitare a farle!

Autore

Antongiulio Vernacchio

Fisioterapista, Idrokinesiterapista, operatore certificato in RPG (rieducazione posturale globale – metodo Souchard), operatore certificato in Strain Counterstrain – tecnica Jones.
Lavoro come libero professionista in provincia di Monza e Brianza.
Da sempre appassionato di movimento a corpo libero, in tutte le sue forme, cercando il divertimento.
Seguo persone di ogni età e con le più svariate patologie cercando di accompagnarle ad una miglior comprensione della propria condizione, del proprio dolore, e per dargli gli strumenti giusti per cambiare in meglio.

Contatti: [email protected]

 

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